Vi avevo lasciati raccontandovi, di come viaggiando in bus, si possano cogliere sfumature diverse della poliedrica Londra.
Mi ero posto l'obiettivo di visitare Westminster, dopo aver notato dal finestrino la meravigliosa cattedrale.
Bene, giovedi ho dedicato la giornata a questo.
Westminster, con la metro non ci vuole molto dalla mia attuale abitazione, è la seconda fermata dopo Victoria Station, un cuore pulsante del centro di Londra.
Arrivato a destinazione, nella sotterranea "Underground" di Westminster, posso decidere su che via uscire.
Decido, guida National Geographic alla mano, di incominciare dal celeberrimo Big Beng, che in realtà nient'altro è che la "House of Parliament".
Mi sembra che sia a pagamento solo la visita guidata, quindi, mi fiondo all'entrata per un tour myself.
Ohps!! Che strano, oggi è chiuso..!
Ma come chiuso, eh, si per tutta la settimana.
"Next Week", mi dicono all'ingresso.. Ringrazio, che è una cosa che mi viene sempre molto bene, e non guasta mai, e me ne vado.
Non importa, ci sarà un'altra occasione, rimango comunque colpito dall'immensità dell'edificio.
E non solo da quello, ma da come sia tutto perfetto e meticolosamente curato al dettaglio, tipico appunto dello stile gotico.
| "Houses of Parliament" |
Procedo la mia visita in direzione dell' Abazia, immensa e colossale.
"L'ingresso è sicuramente a pagamento" penso consultando la guida, ed infatti è così, 15£ non le voglio spendere.
Non voglio spenderle per il momento, ma un domani, saranno sicuramente ben spese.
E' una giornata uggiosa, non piove ma poco ci manca.
Anche la guida, che tengo stretta nella mano destra ormai assiderata, consiglia di effettuare la visita di Westminster in giornate incerte, dal momento che si può trovare rapidamente rifugio.
Costa troppo, mi bagno!
Quel giorno non sembravo nemmeno io, solito a camminare senza meta cercando conforto soltanto in un Sainsbury's e in'un'insalata insipida.
Giovedì, ero più simile ai cognnugi Fosca e Raniero del film di Verdone "Viaggi di nozze".
Scrupoloso fino in fondo nel seguire il percorso prestabilito da National Geographic.
Ben presto mi stufo, e torno in me per 2 motivi:
1. Pur se a prova di imbecille, con quella sorta di mappa non mi riesco ad orientare;
2. Tutti gli itinerari proposti sono a pagamento.
Ripongo il libro nella tasca del mio ormai inseparabile compagno di viaggio, lo zaino Salice, e mi dirigo come sono solito fare: "a muzzo".
Finisco in un bel giardino che costeggia il Tamigi, non so e non ho capito a quale edificio appartenesse, ma era pieno di aiuole colorate da fiori multicolor.
| "Giardino" |
Giro verso sinistra, vedo un sacco di gente che cammina in quella direzione, quindi intuisco ci sia qualcosa di bello da vedere.
Mi trovo di fronte alla "Horse Guards' Parade", che è semplicemente l'area, la piazza o che dir si voglia, entro la quale si svolgono le esibizioni a cavallo.
C'è un sacco di gente, che non capisco per quale motivo sia li, di fianco alle guardie in divisa ed a cavallo, a scattare foto ricordo.
Questi poveri fanti e cavalieri, sono impassibili, ma sicuramente con una voglia matta di infilargli la spada in uno dei molteplici fori preesistenti.
Baipasso la manica di cretini, ed attraversando la piazza mi trovo, thò che strano in un parco.
E' il "St. James's Park".
Non mi dilungo nei dettagli, tanto come ben immaginate è un parco con molto verde, con "piante fiori frutti case nomi cose città".. (piccola battuta x chi come me da piccolo giocava a quel gioco di cui non so il nome ma che in collaborazione con mia sorella e le mie cugine abbiamo sempre chiamato così).
| Veduta panoramica della "Horse Guards' Parade |
Ri-consulto il "National Geographic book", e mi dirigo verso la Cattedrale di Westminster, che a quanto scritto, è gratuita; il costo del biglietto è vincolato al campanile.
E' situata in una zona un po' strana a mio parere, nel senso che, mentre i precedenti edifici fanno una sorta di "gruppo", questa è collocata in "disparte" dagli altri, in una via molto trafficata e puramente commerciale.
Faccio quasi fatica a riconoscerla, non c'è la calca di turisti impegnati a scattare foto inutili.
Entro, mi faccio un giro ed esco evitando il campanile.
Per oggi, di chiese, cattedrali e palazzi storici ne ho basta, mi fermo su una panchina e consumo il mio lauto pranzo; una banana.
Mi riposo qualche istante, ma poco, perchè sono talmente imbecille che con tutte le panchine disponibili mi sono seduto su quella più vicino al bidone dell'immondizia, che come tale attrae a se una miriade di piccioni.
Divoro la banana ed alzandomi regalo la buccia ai fastidiosi volatili.
Direzione: Trafalgar Square.
Ci metto poco perchè è molto vicina, ho freddo e voglio stare un po' al caldo, mi rifugio alla National Gallery, che ospita delle mostre temporane e delle mostre permanenti.
Alcune a pagamento altre no.
Opto per quelle no.
Sembra di entrare in una sala stile matriosca, apri una porta e te ne trovi due, poi tre, poi sei e così via.
Mi siedo in una stanza a caso per riprendere fiato e cercare su google maps la via d'uscita.
Tra le luci soffuse di una stanza e quelle strobo di un'altra, trovo l'uscita e la salvezza.
Sono uscito spossato, ci sono talmente tante porte e direzioni che non ti concentri più sui dipinti, ma sul ricordarti quale stanze hai già visitato.
| Trafalgar Square |
Dal portico della National Gallery, dopo svariati tentativi, riesco addirittura a creare questa discreta fotografia.
Mi rimetto in marcia e guarda caso, finisco a Covent Garden, dove tra uno spettacolo e l'altro e qualche bella bancarella, mi rintano al caldo dell'Apple Store a sfogliare le e-mail con l'Ipad.
L'ultima destinazione prima di riprendere il "tube" verso casa, non ricordo quale sia.
Mi ricordo soltanto che era una chiesa, dove all'interno, un coro stava cantando con voci profonde parole indecifrabili, ma di ottima conciliazione per il sonno.
Mi sono seduto su di una sedia ed ho fatto si che la melodia avesse il sopravvento sulle mie palpebre stanche.
Mezz'oretta di ricarica e poi via, verso Tooting Bec; Casa.
#. La parola "fuori porta" nel titolo vuole indicare esplicitamente la porta come complemento oggetto e non come complemento di moto a luogo.
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