Questo articolo non è adatto a persone deboli di cuore o a persone particolarmente sensibili.
Si sconsiglia la lettura a bambini non accompagnati dai genitori.
SBAM!!!!
(Serie di parole impossibili da trascrivere per motivi di buon costume)...seguite da un: "Ah che maaaaleeeee!"
Era il mio dito nella porta della lavastoviglie.
Tempo 3 secondi ed il mio corpo ha iniziato a reagire a ciò che mi era appena successo.
Improvviso colpo di caldo, giramento di testa e nausea.
Non ero nel mio solito store a lavorare, e la lavastoviglie ha reagito diversamente alla mia richiesta di chiudersi.
Dico subito ad Alice che devo prendere una boccata d'aria, esco e mi siedo per terra.
Cinque minuti poi rientro come se non fosse successo niente.
In effetti, pensavo solo ad un semplice pizzicamento del pollice, l'unghia che inizia a riempirsi di sangue, un po' di dolore pulsante e nulla più.
Finisco il mio turno di lavoro, non mancava molto, forse un paio d'ore; poi esco e me ne vado.
L'intenzione, per quel giorno era di passare da Covent Garden da Patrizia, per recuperare alcuni bagagli provenienti dall'Italia; ed in seguito dirigermi alla mostra di design di Pininfarina.
La prima parte del programma, l'ho portata a termine con gran successo; poi però il dito ha iniziato a farmi male, veramente male!
Dovevo passare da casa a tutti i costi, primo per posare la roba che Patrizia mi aveva portato, e poi per trovare una soluzione al dito dolorante.
Sapevo cosa fare, dovevo bucare l'unghia per permettere al sangue di fuoriuscire; il problema è farlo quando hai a disposizione solo un tappo di sughero, una moneta da 5 penny e una tessera "Esci gratis di prigione" del monopoli.
Mando un sms a mio papà, che so di sicuro aver praticato questo tipo di masochismo in passato; magari lui ha qualche idea.
La soluzione clips incandescente mi piace; ma non ho nulla che possa assomigliare ad una clips.
Provo a chiedere alla mia padrona di casa, ma solo a sentire le parole bucare, fuoco a momenti passa giù, quindi cerco di aggiustarmi diversamente.
Ho a disposizione solo una "Gucia da baila", per non bruciarmi la tengo con un calzino della Specialized usato, e la passo sulla fiamma del gas per renderla rovente.
Ora; parliamoci chiaro, non è facile auto infliggersi del dolore o infierire su di una ferita, anche se questo potrebbe provocare sollievo; ma era l'unica soluzione per non passare il resto della serata con un dito nel congelatore e sicuramente senza chiudere occhio.
Perché vi assicuro, che non è un male lancinante, ma è costante ed in aumento esponenziale.
Quindi, dopo vari ripensamenti (neanche troppi), decido di procedere con l'operazione.
Scaldo la "gucia" e.....
No non ce la faccio.. si devo farlo, andrà meglio.
L'altro problema che mi viene in mente è come sapere quando buco l'unghia e come fare a fermarsi prima di passare sulla carne.
Va bè, non ci penso troppo e buco.
C'era talmente tanta pressione che il sangue ha zampillato; poi ha iniziato a fluire.
Ma non basta, ne esce troppo poco perché il buco è troppo piccolo, decido di farne un'altro e un'altro ancora, quest'ultima volta però con un attrezzo leggermente più grosso.
Medesimo risultato, inizia ad uscire sostanza rossa ma poi coagula dopo pochi minuti.
Morale della storia la pressione aumenta ed il dolore ricomincia ben presto.
Passerò il resto della serata e parte della notte con il dito a mollo in acqua e sale.
Al mattino sto un po' meglio, vado a scuola e poi al lavoro.
Copro il pollice con un cerotto blu e cerco di usarlo il meno possibile.
Solo verso le 19 il dolore si intensifica.
Ho troppo male, immergo il dito in acqua e ghiaccio, e quando dico a Kamila che non sento nulla, lei mi dice che forse è meglio se mi faccio vedere da un dottore.
Le dico che l'indomani mattina sarei andato in farmacia per farmi consigliare qualcosa.
Poi il dolore è troppo, e finito il lavoro mi dirigo subito al Chelsea and Westminster Hospital, poco distante dal Caffè Nero.
In 10 minuti sono dentro, spiego il problema e compilo il primo modulo di accettazione.
Mi siedo in sala d'aspetto, tra altre 25/30 persone.
Tra messaggi di Dany, Papà, Rita e Kamila, non mi sento solo ed il tempo passa meno lentamente.
Arriva il mio turno, e vengo chiamato a fare una seconda accettazione; pochi minuti, poi mi fanno aspettare un'altro po'.
Mi chiamano, e vengo indirizzato a fare gli "X-Ray"; al contrario di quanto succede qui da noi, noto subito che il personale medico è tutto giovanissimo, la ragazza incaricata alle mie radiografie, avrà avuto circa 25 anni.
Dopodiché aspetto altri 10 minuti e vengo indirizzato in un'altra stanza, dove un infermiere (credo tale peraltro giovane pure lui), mi chiede altre informazioni in merito al dito e mi fa aspettare.
Arriva un ultimo soggetto, l'incaricato della tanto agoniata operazione.
Ormai il dito è il doppio dell'altro, non fa male, ma faccio fatica a piegarlo.
Il dottore, prende un'attrezzo, simile ad un saldatore a stagno; è un attrezzo che ha una punta che si scalda e serve per bucare l'unghia (APPUNTO GRAZIE).
Si accorge subito che ci sono già dei buchi, e gli dico che avevo già provato a fare io quello che sta per fare lui, ma con poco successo.
Lui si stupisce ma non mi sgrida, anzi, sembra interessato tant'è che dopo il suo primo buco, mi invita da solo a far fuoriuscire il sangue, massaggiandomi il dito.
Provo, ma non è facile, sempre per lo stesso motivo descritto sopra.
Chiedo quindi che faccia tutto lui, dicendogli che è più facile per lui che lavora su qualcosa di non suo.
Inizia schiacciare e massaggiare, poi non contento, e nemmeno io, pratica un'altro buco sull'unghia.
Meglio, la pressione diminuisce ed il dolore anche.
Dopo una decina di minuti mi medica il dito, una bendata veloce e ci si saluta.
Come nuovo esco dall'ospedale.
Esco e avverto tutti che sono vivo; è l'una passata ed i bus notturni passano ogni mezz'ora.
Perdo quello giusto e sono costretto ad attendere minuti interminabili sotto alla pensilina, tra pioggia e inglesi sbronzi che urlano a tutta.
Arriverò a casa alle 3 meno 20.
Una lunga nottata.
Ad oggi il mio dito va meglio; ma perderò l'unghia.
Mi sembra il minimo, per tutto lo sbattone almeno un'unghia nuova ci vuole.. chissà di che colore mi ricrescerà?...
Voglio ringraziare in particolare Patrizia, che è la mia "Mamma" inglese, è sempre la prima che mi consiglia e che mi aiuta nei momenti di bisogno;
Kamila, che tra un bicchiere di wiskey ed i suoi amici polacchi, si accertava delle mie condizioni;
Rita che mi ha tenuto compagnia tutta la nottata e che è sempre vicina con pensieri consigli pratici e non solo GRAZIE RITA.
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